Carlsen & Tolino

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La tradizione stringe la mano al progresso. Succede nel mondo, è sempre successo. Nelle settimane precedenti abbiamo parlato del progetto Klondike: una casa editrice, Antonio Tombolini Editore, che cerca opere di pregio tra milioni di pagine autopubblicate. Abbiamo visto Rizzoli lanciare un bravo autore estraendo un ottimo libro dal cilindro del self-publishing. È la forza dell’editoria che vuole vivere, la tradizione che si appoggia al progresso; è trave e pilastro. E senza basi e slanci, senza equilibrio, si sa, non c’è progetto che stia in piedi. Alcuni editori, così come molti autori, l’hanno capito, altri continuano a storcere il naso sebbene numeri, dati e segnali arrivino da ogni anfratto di mondo, Vecchio continente compreso. Nelle settimane precedenti, per esempio, si è mosso qualcuno anche in Germania.

15307830369_09e8af7667_bCarlsen Verlag, colosso dell’editoria tedesca ha appena fatto gli occhi dolci a Tolino, il produttore dell’eReader più venduto in Europa e proprietario di Tolino Media, piattaforma tedesca di self-publishing e servizi all’editoria. Il motivo di queste nozze – agli occhi dei più inaspettate – è sempre lo stesso: cercare autori di talento, produrre libri di qualità. L’idea è che un libro sia un’opera e che un buon autore sia un artista, mentre la carta o lo schermo restano semplici strumenti di fruizione di una moneta, vivaddio, ancora in corso: la cultura. Mettersi in testa che il self-publishing non è sempre un ripiegoC’è chi inizia a credere a entrambe le cose, sbirciando a fari spenti e organizzando concorsi e c’è chi smuove i fondali a piene mani, ma quasi tutti ormai si stanno convincendo. Libro e scrittore stanno nel contenuto, non nel contenitore. Il digitale è il rimorchiatore che tiene a galla e riattiva la nave madre in avaria. E che se ne accorgano anche parecchi veterani e decorati marinai è una buona cosa.

Ne abbiamo già parlato ma repetita iuvant, dicono. Azzeramento di sprechi, anticipi e resi, ecco di cosa parliamo quando diciamo editoria (al tempo del) digitale. Costi molto più bassi per tutti gli interpreti. Editori e autori che pubblicano a costo zero, con i primi che scommettono sul talento dei secondi senza ponderare altro se non cifra e valore dell’opera, stampa del libro cartaceo solo dopo che la copia è acquistata dal lettore (scopri il nostro POS), ché il digitale non è la morte del libro di carta. Ad accusare il colpo, e fino all’estinzione, sono semmai fattori obsoleti come gli insostenibili anticipi di denaro per pubblicare o i costi esorbitanti dello smaltimento dell’invenduto. Niente più magazzino non vuol dire niente più carta, è diverso! Il libro è creatura viva quando circola, ma se dorme in un deposito, il libro marcisce, crolla il deposito e l’editoria muore.

Nell’era di sharing, streaming, open-source, quindi condivisione di contenuti e sapere, non c’è più spazio per gelosie e dicotomie, guerre dei mondi e questioni di puntiglio. Tradizione e progresso si stringono la mano perché bisogna fare rete. Le torri d’avorio collassano con una folata di vento quando il futuro arriva a suon di dati, è questione di tempo. E di tempi.

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