Stories: Augusto Quaretta e la sua esperienza con StreetLib

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Augusto Quaretta ha autopubblicato via StreetLib l’ebook Farangì. L’articolo che segue è stato scritto liberamente dall’autore per testimoniare la sua esperienza da selfpublisher e l’incontro con StreetLib Selfpublish.
Grazie per il tuo contributo, Augusto!

Augusto QuarettaCosa ci può essere di più dignitoso dell’ autopubblicazione di un libro nel quale ci hai messo idee, sogni, anima e cuore? Forse soltanto il rispetto delle tue idee, dei tuoi sogni, della tua anima e del tuo cuore! E non è certo semplice riuscire a creare questa combinazione.

Per questa e altre ragioni mi sono rivolto a StreetLib che ho conosciuto per caso, navigando qua e la alla ricerca di una possibilità per riuscire a dare forma al mio bisogno di scrivere e “buttare fuori” i miei stati d’animo, legati ad un’esperienza importante e a un momento particolare della mia vita.

In realtà avevo anche tentato di trovare qualcuno che potesse apprezzare il mio primo sfogo letterario; agenti, editori tradizionali, intermediari… Dalla maggior parte di loro nessuna risposta. Intendiamoci; il mio libro non è certo un’opera d’arte. Ma ci sono io con i miei limiti e le mie sensazioni che a quanto pare, giudicando dalle prime presentazioni di Farangì!, meritano un pizzico di attenzione. La stessa attenzione (e gentilezza) che ho riscontrato in Lucia di StreetLib che mi ha seguito in tutte le fasi di impostazione e stampa del libro e che ringrazio per la pazienza…                

Qualche parola su Farangì! Mi ero separato da alcuni mesi dopo 18 anni di matrimonio e mi ritrovavo a dover ricominciare da zero, anzi… da sotto-zero! In quel periodo avevo un lavoro più che precario e mi piovevano addosso tutte le più classiche e comprensibili tensioni post-matrimoniali.  In una città come la mia (Omegna, provincia del Verbano Cusio Ossola), quando sei minimamente conosciuto, non passi certo inosservato e se la tua vita si trasforma più o meno improvvisamente, ciascuno si sente in diritto di fornire la propria rappresentazione dei fatti. E tu non puoi fare altro che ascoltare. Reagire sarebbe come cercare di risalire il mare in tempesta con una zattera.

In questo contesto assai complicato gli amici, quelli che ci sono sempre, capiscono che forse ti farebbe bene un’esperienza diversa, forte, capace di lasciare qualcosa. Da tempo meditavo una cosa del genere, ma non avevo ne il coraggio e neppure i soldi per cercare quell’esperienza. E allora ricevo in regalo un biglietto per Addis Abeba-Etiopia e il compito di dare un senso a quel viaggio. “Ci sono molte associazioni di volontariato impegnate laggiù e almeno una la troverò pronta ad accogliermi?!” Il tam-tam dei volontari mi porta a conoscere “Milena” di Roma, una ONLUS che si occupa di bambini orfani e cardiopatici. Da poco hanno aperto il “Day After Day”, un centro diurno dove i ragazzini dei villaggi circostanti possono passare la giornata potendo contare su pasti decenti, una maestra che li fa studiare, una doccia disponibile e qualche adulto che li fa giocare. Milena aveva bisogno proprio di questo; qualcuno che dedicasse il proprio tempo ai bambini del DAD.

Farangì! (che significa “viaggiatore bianco” e che i bambini delle strade di Macallè mi gridavano sorridendo per salutarmi) racconta quei giorni trascorsi al DAD. È il diario di un’esperienza che pensavo di dover fare per me e che invece ho vissuto per loro; i bambini di Makallè che avevano niente e mi chiedevano solo di stare con loro. Solo il mio tempo.      

La mia storia sembra suscitare qualche interesse e in questi giorni provvederò a chiedere a StreetLib una ristampa del libro. Chissà che mi porti fortuna?            

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